{"id":144,"date":"2012-06-07T11:25:57","date_gmt":"2012-06-07T09:25:57","guid":{"rendered":"https:\/\/archiviofficina48.it\/carpineti\/?idSezione=500"},"modified":"2019-07-11T08:19:49","modified_gmt":"2019-07-11T06:19:49","slug":"scarpazzone-in-forma","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/archiviofficina48.it\/carpineti\/vivi-carpineti\/scopri-carpineti\/un-anno-di-eventi-2\/scarpazzone-in-forma\/","title":{"rendered":"Scarpazzone in forma"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/archiviofficina48.it\/carpineti\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/erbazzone-copia.jpg\" alt=\"\" width=\"3133\" height=\"447\" \/><\/p>\n<p class=\"imaligncenter\" style=\"text-align: left; margin: 0cm 0cm 0pt; vertical-align: baseline;\" align=\"left\"><span style=\"font-family: Times New Roman; font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>La manifestazione \u201cLo scarpazzone in forma\u201d, organizzata dall\u2019Associazione &#8220;Carpineti da\u00a0Viviere&#8221;, si tiene ogni anno a Carpiteti intorno alla met\u00e0 del mese di luglio.<\/p>\n<p>L\u2019iniziativa si sviluppa attraverso mercatini artigianali, artistici, intrattenimento musicale, esposizioni, animazioni per bambini, stand gastronomici a base di prodotti tipici locali come gnocco fritto, i casagai, la chizza del brigante e naturalmente lo scarpazzone montanaro con il riso.<br \/>\nPer informazioni<br \/>\ne-mail: <a href=\"mailto:francysca2000@libero.it\">francysca2000@libero.it<\/a>\u00a0&#8211; contatto telefonico: 335 6655624<br \/>\nsito di riferimento: <a href=\"http:\/\/www.carpinetidavivere.it\">www.carpinetidavivere.it<\/a><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong><span style=\"font-family: Arial;\"><br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>NELLE VALLI DELLO SCARPASUN<\/div>\n<div>L\u2019erbazzone reggiano in montagna si diversifica da quello \u201ccittadino\u201d e diviene scarpasun nel dialetto del luogo. Oltre alle buone erbe, bietole e a volte spinaci, al Parmigiano Reggiano e alla ricotta, il riso (assente nella versione di pianura) \u00e8 la peculiarit\u00e0 di questo prodotto. Il riso conferisce al palato note aromatiche delicate, un sapore pi\u00f9 dolce e una struttura dell\u2019impasto che risulta morbida e gradevole alla masticazione. Una persistente tradizione casereccia ne identifica la zona tipica di produzione soprattutto intorno al Monte Fosola, nel Felinese, nel Carpinetano e nel Casinese, ma anche in altre zone dell\u2019Appennino.<\/div>\n<div>Il riso arriva qui come frutto della storia della gente di montagna. L\u2019Emilia, infatti, dell\u2019inizio del Novecento agli anni sessanta, \u00e8 in prima fila a rimpinguare ,l\u2019esercito, tutto al femminile, delle mondine chiamate, da marzo a ottobre, a liberare le risaie dalle erbe infestanti \u2013 la faticosa monda a mano con la schiena piegata \u2013 e a mietere a fine stagione.<\/div>\n<div>Le donne sono forti, instancabili e hanno, purtroppo, la qualit\u00e0 di poter essere meno pagate degli uomini. Per consuetudine avevano diritto a riportare a casa un chilo di riso per ogni giorno di lavoro, un prodotto tipico della pianura che cos\u00ec diviene familiare anche in montagna. Nelle loro cucine, le mondine inseriscono cos\u00ec trionfalmente il riso nel prodotto da forno montanaro per eccellenza, \u201ce scarpasun\u201d.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<div>QUANDO SI CUOCEVA NEL SOL<\/div>\n<div>Si chiama scarpasun, perch\u00e9 nella sua preparazione, le umili famiglie contadine erano solite impiegare anche il fusto bianco, cio\u00e8 la scarpa, della bietole. Lo scarpazzone, pertanto, si produceva quando c\u2019era disponibilit\u00e0 di bietole, da fine giugno ai Santi.<\/div>\n<div>Il sol \u00e8 lo stampo tradizionale per la cottura nel\u00a0forno a legna dello scarpazzone. Rotondo, in rame con tre piedi e manico in metallo, \u00e8 incernierato in centro, pertanto girevole per intervenire sulla cottura in base alle diverse temperature delle diverse zone del forno a legna.<\/div>\n<div>Di varie dimensioni, pu\u00f2 superare i 60 centimetri di diametro.<\/div>\n<div>Quando si costruiva un forno nuovo di dimensionava la \u201cbocca\u201d del forno proprio a quello del sol di casa<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>Nel sol \u00e8 possibile anche cuocere la torta di riso e quella di castagne. Cos\u00ec come ancora avviene nelle caldaie dove si fa il Parmigiano Reggiano, il rame del sol \u00e8 capace di garantire un\u2019elevata e uniforme distribuzione del calore al prodotto da cuocere. Questo fa si che lo scarpazzone qui prodotto abbia un gusto particolare. Alcuni di questi sol giacciono nascosti in soffitte o armadi della montagna, ma molti sono orgogliosamente esibiti nelle cucine. Talvolta si trovano ai mercatini dell\u2019antiquariato, rari, preziosi e a volte finemente punzonati con una rosa celtica emblema dell\u2019Appennino.<\/p>\n<div><strong>LO SCARPAZZONE DI CARPINETI<\/strong><\/div>\n<div>di Emilio Rentocchini<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Ricordo di avere mangiato il primo erbazzone all\u2019et\u00e0 di 16-17 anni, naturalmente a Reggio, agli inizi della mia carriera di tifoso granata: prima di allora non l\u2019avevo mai neppure sentito nominare. A Sassuolo non lo si conosceva se non si era di famiglia reggiana. Lo dico subito, non mi piacque: amavo soprattutto i dolci e quel misto di gnocco salato e verdura mi fece un effetto antipatico. Dir\u00f2 di pi\u00f9, cominciai a pensare ai Reggiani come gente strana. Credo di avere ripreso a mangiarlo, apprezzandolo moderatamente, non pi\u00f9 di dieci anni fa. Dello scarpazzone, invece, conosco solo cose che mi sono state riferite: soprattutto da Franchino Genitori, originario di Cola. So, per esempio, che a differenza dell\u2019erbazzone, lo scarpazzone montanaro contiene riso, poich\u00e9 le donne che dai loro borghi appenninici si recavano a fare le mondine, tornavano alla fine della \u201cstagione\u201d anche con un compenso in riso; ricordo di aver sentito dire che il nome scarpazzone deriverebbe dal fatto che per prepararlo, a Carpineti e dintorni, si utilizzavano e si utilizzano erbe pi\u00f9 povere che in pianura, fino ad usare la \u201ccosta\u201d della bietola, cio\u00e8 la parte pi\u00f9 dura, chiamata anche \u201cscarpa\u201d. Sono sicuro che uno di questi giorni avr\u00f2 anche la ventura di assaggiarlo, ma a questo punto non \u00e8 che mi interessi particolarmente; ne ho sentito talmente parlare, e in maniera cos\u00ec colorita, anzi, direi \u201csaporosa\u201d, da tutti coloro che provengono dalle terre matildiche, che \u00e8 come se ne avessi fatto una bella scorpacciata.<\/div>\n<div>Ma nello stesso tempo, proprio per non averlo mai messo sotto i denti e digerito, mi lascia la libert\u00e0 di fantasticarne la consistenza, la durata del gusto tra palato e lingua, l\u2019impasto di aromi che l\u2019antica tradizione ha certamente imprigionato nel corpo dello scarpazzone, la persistenza a volte \u2013 probabilmente \u2013 non del tutto tranquilla nelle prime vie digestive, la quantit\u00e0 di \u201cpezzi\u201d occorrenti per giungere a saziet\u00e0, la pace dei sensi dopo una sbaraccata in compagnia a base di tale prelibatezza\u2026<\/div>\n<div>Queste non sono domande, o meglio, sono domande con risposte inventate o inventabili dalla mia fantasiosa disposizione mentale. C\u2019\u00e8 per\u00f2 una grande questione aperta nella mia testa circa lo scarpazzone. Mi vergogno un po\u2019 a confidarla, anche perch\u00e9 sto scrivendo sull\u2019argomento. Va bene, ecco qua: ma lo scarpazzone che forma ha? Sabato prendo la macchina e vado a Carpineti.<\/div>\n<div><strong>LA RICETTA DELL\u2019ERBAZZONE CON RISO <\/strong><\/div>\n<div>(ricetta per un sol di 60 cm)<\/div>\n<div>Ingredienti per il ripieno: 3 Kg bietole fresche, 500 g ricotta, 300 g lardo, 300 g Parmigiano Reggiano grattato, 100 g formaggio pecorino grattato, 500 g riso cotto per 10 m,in. In 2 litri di latte, 8 uova, 50 g prezzemolo, 4 spicchi aglio, noce moscata, sale.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Si mettono in padella aglio, prezzemolo e lardo; quando quest\u2019ultimo si \u00e8 sciolto si aggiungono le bietole precedentemente scottate in acqua bollente e successivamente tritate sul tagliere con la mezza luna, il tutto per una cottura di 15 minuti. Si prepara l\u2019impasto prelevando le bietole dalla padella ed aggiungendo riso, ricotta, Parmigiano Reggiano, e pecorino grattati, uova, noce moscata e sale. Per la sfoglia detta \u201cfui\u00e0da\u201d, si utilizzano 500 g di farina, 150 g di latte, olio e sale. Con la pasta tirata sottile vengono rivestiti il fondo ed i bordi del sol, successivamente viene messo uno strato omogeneo di 1.5 cm di impasto. Utilizzando un uovo intero sbattuto si realizza una pellicola superficiale sull\u2019impasto steso e successivamente si mette nel forno a legna preventivamente scaldato per circa 30 minuti.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<!-- WP Attachments -->\r\n        <div style=\"width:100%;margin:10px 0 10px 0;\">\r\n            <h4>Allegati<\/h4>\r\n        <ul class=\"post-attachments\"><\/ul><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 La manifestazione \u201cLo scarpazzone in forma\u201d, organizzata dall\u2019Associazione &#8220;Carpineti da\u00a0Viviere&#8221;, si tiene ogni anno a Carpiteti intorno alla met\u00e0 del mese di luglio. 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