{"id":159,"date":"2012-07-17T13:40:01","date_gmt":"2012-07-17T11:40:01","guid":{"rendered":"https:\/\/archiviofficina48.it\/carpineti\/?idSezione=530"},"modified":"2019-05-03T12:48:01","modified_gmt":"2019-05-03T10:48:01","slug":"santa-caterina","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/archiviofficina48.it\/carpineti\/vivi-carpineti\/scopri-carpineti\/i-borghi\/santa-caterina\/","title":{"rendered":"Santa Caterina"},"content":{"rendered":"<div>Altitudine: 605 m. s.l.m.<\/div>\n<div>Beni culturali: Chiesa parrocchiale di Santa Caterina XVII sec.; mPieve di S. Vitale XII sec.<\/div>\n<div>Escursioni naturalistiche: \u201cSentiero Spallanzani\u201d: San Vitale- Castello delle Carpinete; Monte Valestra; Fiume Secchia.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Questa frazione, che unisce il fiume Secchia al monte S. Vitale, si sviluppa a sud lungo il versante sinistro del bacino idrografico ed ospita, verso settentrione, cave d\u2019argilla e interessanti borghi rurali. Le ripide colline culminano sul monte Leto, detto anche S. Vitale per la millenaria pieve omonima, antica testimonianza di epoca medievale, ma di origine bizantina,<\/div>\n<div>Si pu\u00f2 raggiungere la pieve in macchina dal Passo del V\u00f2, dove un\u2019apposita segnaletica indica il sentiero nel bosco, oppure a piedi sul \u201dSentiero Spallanzani\u201d , Con un\u2019ora di cammino dal castello delle Carpinete. Dell\u2019imponente edificio originario rimangono ora poche tracce, tuttavia oggi destano rinnovato interesse la storia e la cultura che vi ruotano intorno. La pieve, infatti, ha occupato un ruolo fondamentale nella storia per l\u2019eminente funzione ecclesiastica, giuridica ed amministrativa di sua pertinenza; accoglieva attorno a s\u00e9 folle di devoti, commerci di prodotti, scambi di culture: era luogo di importanti attraversamenti e fino al 1534 vi si svolgeva, nell\u2019 ultima settimana d\u2019agosto, una fiera assai rinomata, trasferita successivamente nel capoluogo di Carpineti.*<\/div>\n<div>Sul fronte meridionale della pieve troviamo una canonica del XVII sec., trasformata ora in ristorante-ostello per pellegrini: qui \u00e8 possibile soggiornare a stretto contatto con la natura, immersi nel verde e nella quiete di luoghi dall\u2019eccezionale passato.<\/div>\n<div>L\u2019accoglienza dei turisti continua nel salone-refettorio, un antico spazio conviviale parzialmente scavato nella roccia ed impreziosito da volte a crociera sostenute da capitelli romanici.<\/div>\n<div>Gli edifici plebani sorgono su un\u2019ampia prateria assolata che si apre ad uno dei pi\u00f9 suggestivi scenari dell\u2019Appennino reggiano, con vista sulla vallata del fiume Secchia ed ampio tratto del crinale tosco-emiliano.<\/div>\n<div>Dal \u201cSentiero Spallanzani\u201d sottostante la pieve, \u00e8 possibile entrare in un viottolo secondario deviando sulla destra, quasi a met\u00e0 della discesa, per giungere all\u2019oratorio del Varigolo di cui restano solo poche tracce. I reperti rinvenuti ne testimoniano l\u2019appartenenza ad epoca romana e l\u2019originaria destinazione pagana. Complessivamente la zona offre infinite opportunit\u00e0 naturalistiche, a partire dal suggestivo versante sud-orientale del monte Leto: una gigantesca frana secolare ha trascinato a valle grossi macigni, provenienti da una bancata rocciosa fossilifera, di notevole interesse paleontologico poich\u00e9 racchiudono fossili marini miocenici come echinodermi, bivalvi e denti di squalo.<\/div>\n<div>Tra i massi troviamo una vegetazione arbustiva tipica dell\u2019ambiente xerofilo, ovvero arido e sassoso, come ginestra, olivello spinoso, sedum, elicriso, rosa selvatica e artemisia. Alcune nicchie e cavit\u00e0 della parte superiore del monte favoriscono la nidificazione di rapaci, in particolare gheppie\u00a0poiane. La localit\u00e0 \u00e8 attraversata, alla base, da una via romana che in passato raccordava la pianura ai territori dell\u2019alta montagna dai quali, attraverso S. Pellegrino in Alpe e il Passo delle Radici, era possibile raggiungere la Toscana e successivamente Roma.<\/div>\n<div>Oggi il cammino viene distinto da altre vie storiche di transito con la denominazione \u201cVia Verabolense\u201d. Percorrendo questa strada, ora asfaltata, si raggiunge in breve la localit\u00e0 S. Caterina, che si annuncia con una bella chiesa secentesca su una collinetta nei pressi del monte Leto.<\/div>\n<div>La costruzione \u00e8 semplice, ma molto armoniosa; la facciata tripartita si articola attorno al portale con arco a tutto sesto.<\/div>\n<div>Appartengono al patrimonio della chiesa alcuni dei gioielli pi\u00f9 preziosi dell\u2019arte sacra locale: un battistero e un\u2019ancona d\u2019altare ad intaglio ligneo, attribuita al grande artista Domenico Cecati (Stiano di Toano, 1600).<\/div>\n<div>Rimangono inoltre resti scultorei della pieve di S. Vitale, tra cui un frammento di archetto pensile.<\/div>\n<div>Particolarmente slanciato \u00e8 il campanile sul fianco meridionale, concluso da una cella a bifore: le campane provengono dal campanile crollato della pieve di S. Vitale.<\/div>\n<div>Il parametro presenta tre riquadri sovrapposti: su quello sommatale si nota una sbiadita meridiana.<\/div>\n<div>Davanti al sagrato non sfugge all\u2019attenzione un maestoso platano plurisecolare alto 22 metri, con un diametro di 135 centimetri.<\/div>\n<div>Continuando il percorso per ritornare nel bosco, si scender\u00e0 di poco sulla strada sottostante la chiesa e s\u2019imboccher\u00e0 sulla destra un sentiero che, dopo un\u2019ora di cammino, su un sentiero che serpeggia nel bosco affrontando creste arenacea curiosamente erose e modellate a sfera.<\/div>\n<div>Dopo aver riposato sulla roccia, godendo di piacevoli scorci panoramici sull\u2019Appennino, si giunger\u00e0 infine alla Pieve, dove il camminatore perseverante potr\u00e0 contare sulla complicit\u00e0 del ristoro di S. Vitale per rifocillarsi con le golosit\u00e0 della gastronomia locale.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>*La pieve di San Vitale:<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Anticamente la pieve di S. Vitale si collocava al vertice di un\u2019importante organizzazione ecclesiastica: Da essa dipendevano, gi\u00e0 dal 1300, ben 21 chiese reggiane e modenesi e numerosi erano tutto l\u2019anno i gruppi di pellegrini provenienti da varie parrocchie che l\u00ec si recavano per la celebrazione di importanti funzioni religiose.<\/div>\n<div>Venne edificata dai Bizantini sul monte Leto (Mons Letum), nel \u201cCastrum Verabulum\u201d, intorno al VI \u2013 VII sec. e fu dedicata a S. Vitale, come corrispettivo occidentale della basilica omonima, a Ravenna.<\/div>\n<div>Intorno al 1100 nella pieve si manifestarono gravi problemi di staticit\u00e0 e su interessamento di Matilde di Canossa l\u2019edificio sub\u00ec importanti interventi di ricostruzione, ad opera di artisti campionasi, com\u2019acini e di maestranze della scuola di Wiligelmo, lo scultore di fama europea che operava contemporaneamente nel duomo di Modena.<\/div>\n<div>La lavorazione raffinata di numerosi capitelli, il portale in pietra, i pregiati manufatti in marmo bianco con decori a intreccio sono soltanto alcuni dei preziosi contributi di questi grandi maestri.<\/div>\n<div>La pieve presentava una pianta basilicale a tre navate separate da due file di colonne, con transetto triabsidato. Venne riconsacrata il 29 agosto 1145, come si legge nell\u2019importante pietra della mensa d\u2019altare ora conservata nella chiesa di S. Andrea: da allora rimase nei secoli caposaldo dell\u2019organizzazione ecclesiastica territoriale e punto di riferimento per la vita civile.<\/div>\n<div>Intorno al 1600 pericolosi cedimenti strutturali colpirono l\u2019edificio e nel secolo seguente il degrado trascin\u00f2 a terra copertura, pareti, colonne e capitelli, offrendo l\u2019occasione a saccheggi vandalici, poi arginati con il trasferimento del materiale lapideo in molte chiese dell\u2019 Appennino reggiano e nella Curia vescovile di Reggio Emilia.<\/div>\n<div>Sul fianco settentrionale della pieve, crollato nel 1800, si ricavarono edifici rurali utilizzati dai mezzadri che dipendevano dalla vicina parrocchia di S. Caterina, dove si officiavano le funzioni in sostituzione della pieve.<\/div>\n<div>Negli anni \u201930 il nartece ed un breve tratto del muro a sud vennero ridotti a cappella, per proteggere l\u2019originario portale quadrangolare con semicolonne capitellate, sormontato da un architrave e una lunetta con decorazione a corde intrecciate e motivo fogliare.<\/div>\n<div>I capitelli erano tre per parte, con motivi a palmette e intreccio, ma di questi ben poco \u00e8 rimasto a causa delle asportazioni di ignoti vandali.<\/div>\n<div>Sul retro, nascosto da una fitta vegetazione di noccioli e sambuchi, emerge il piede dell\u2019 abside principale.<\/div>\n<div>A ovest della pieve sorge un edificio massiccio a due piani, con pianta quadrata, attribuibile al XVII sec., originariamente adibito a canonica ed in seguito ad abitazione rurale fino alla fine degli anni \u201950.<\/div>\n<div>Sul lato nord si nota una sporgenza contenente una scala, decorata da una pregevole trifora in arenaria con tre archi a tutto sesto.<\/div>\n<div>Nell\u2019ambiente seminterrato si conservano elementi scultorei, probabilmente provenienti dalla precedente pieve bizantina, tra cui quattro colonne monolitiche e altrettanti capitelli scolpiti con figure antropomorfe e motivi fogliari, in parte ricostruiti a seguito di gravi danneggiamenti e asportazioni avvenute nel 1972.<\/div>\n<div>Un sapiente restauro ha trasformato da poco l\u2019antica canonica, ora di propriet\u00e0 del Comune, in un accogliente e moderno ostello con ristorante, in grado di ospitare fino a venticinque turisti disposti a godersi un ambiente storico e naturalistico davvero unico.<\/div>\n<div>Nello spiazzo prospiciente la pieve di S. Vitale, gi\u00e0 in epoca bizantina, convergevano grossi movimenti di genti locali e forestiere, cui si aggiungevano intraprendenti mercanti con buona variet\u00e0 di merci e animali per dar luogo a interessanti commerci.<\/div>\n<div>Nei secoli successivi si aggiunse la Fiera di S. Vitale, fissata nell\u2019ultima settimana d\u2019agosto, poi trasferita nel 1534, per maggiore praticit\u00e0, nella localit\u00e0 \u201cMercato\u201d (l\u2019attuale capoluogo\u201d).<\/div>\n<div>Negli Statuti di Carpineti (Liber quartus de extraordinariis) ritoccati dal duca Alfonso I d\u2019Este, si legge in proposito: \u201c[\u2026] sia fatto un ampio et pieno decreto [\u2026] di far tal fiera a Santo Vitale luogo consueto o al mercato luoco distante da quello un miglio, ma pi\u00f9 comodo per li forestieri per essere l\u2019uno luoco salvatico, l\u2019altro luoco per li comodi alloggiamenti [\u2026]\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Ars Canusina:<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<p>Motivi decorativi caratterizzanti la pieve di S. Vitale vennero documentati negli anni Trenta dalla dottoressa Maria Bertolani del Rio di Reggio Emilia. Questi fregi uniti ad altri decori matildici, furono pubblicati nel 1935 nel volume \u201cArs Canusina\u201d e da un\u2019idea della stessa Bertolani nacque un artistico artigianato che riport\u00f2 su legno, pietra, ceramica e tessuto l\u2019originalit\u00e0 e la creativit\u00e0 dei maestri matildici. I lavori furono eseguiti anche nei laboratori della Colonia-Scuola \u201cA.Marro\u201d di Reggio Emilia, un centro di assistenza e formazione per bambini disabili in et\u00e0 secolare. Le preziose lavorazioni dell\u2019 Ars Canusina sono tuttora praticate da artigiani abilissimi i cui manufatti, contrassegnati dal marchio specifico, sono ben noti in Italia e oltre i confini nazionali.<\/p>\n<p>da &#8220;Conoscere Carpineti&#8221; di Diva Valli e Stefania Beretti<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Altitudine: 605 m. s.l.m. Beni culturali: Chiesa parrocchiale di Santa Caterina XVII sec.; mPieve di S. Vitale XII sec. 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