{"id":33,"date":"2008-10-01T09:42:31","date_gmt":"2008-10-01T07:42:31","guid":{"rendered":"https:\/\/archiviofficina48.it\/carpineti\/?idSezione=90"},"modified":"2019-02-26T10:58:46","modified_gmt":"2019-02-26T09:58:46","slug":"verso-il-medioevo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/archiviofficina48.it\/carpineti\/vivi-carpineti\/storia\/verso-il-medioevo\/","title":{"rendered":"Verso il Medioevo"},"content":{"rendered":"<div>La calata degli Ungari alla fine del IX secolo costitu\u00ec un vero flagello per la penisola Italiana, e altrettanto fu per le popolazioni reggiane. E\u2019 forse in seguito a quest\u2019evento che molte persone si rifugiarono sull\u2019Appennino e diedero inizio alla costruzione di vere e proprie fortificazioni a scopo difensivo. A questo periodo \u00e8 fatta risalire l\u2019edificazione della prima cinta muraria di quello che, per mano di Atto Adalberto, sarebbe in seguito divenuto il Castello di Carpineti. Alla costruzione della fortificazione fece seguito la nascita di una vera e propria localit\u00e0, chiamata Carpineti con riferimento ai numerosi boschi di Carpino nero della zona, che in capo a due secoli sarebbe divenuta parte dei territori fulcro della vita politica e religiosa Europea: le terre della Contessa Matilde di Canossa.<\/div>\n<h2>Il medioevo<\/h2>\n<div>L\u2019epoca medioevale vissuta nell\u2019Appennino reggiano riletta attraverso le testimonianze dei cronisti e dei cantori di allora evoca luoghi e vicende leggendarie. Gino Badini e Aurelia Fresta scrivono nel loro libro dedicato alla collina reggiana: &#8220;L\u2019et\u00e0 di mezzo vissuta dalla collina reggiana ritorna a noi soprattutto grazie ai documenti e alle cronache del tempo che, tramandando insieme vicende di uomini e di pietre, ci fanno ritrovare nei luoghi del passato ed incontrare l\u2019umanit\u00e0 di allora: barbari e soldati, chierici e mercanti, mendicanti e nobili, osti e banditi. [\u2026] Luoghi di battaglia, umili case, superbi castelli, silenziosi monasteri: dalle antiche carte escono notizie e curiosit\u00e0 varie, vicende e personaggi della grande storia e della piccola cronaca, nel clima del medioevo, tra rocche turrite e spade sguainate, tra assassinii accidentali e su commissione, tra foschi destini, colpe e paure, a narrarci la storia della nostra collina&#8221;.<\/div>\n<h3>Il medioevo di Matilde di Canossa<\/h3>\n<div>Attorno alla fine del secolo X le terre della Lombardia e dell\u2019Emilia erano in mano al conte d\u2019origine longobarda Sigfredo da Lucca, che alla morte le lasci\u00f2 in eredit\u00e0 al figlio Atto Adalberto, al quale si fa risalire la costruzione del Castello di Carpineti (o Castello delle Carpinete), avvenuta probabilmente nella seconda met\u00e0 del secolo X. Ad Atto Adalberto succede nel 988 il figlio Tedaldo, che compie un\u2019opera d\u2019ulteriore espansione del potere della dinastia, continuata anche dal figlio Bonifacio, marchese di Toscana e conte di Canossa. Da Bonifacio e dalla moglie Beatrice di Lorena nasce a Mantova, nel 1046, Matilde di Canossa. L\u2019infanzia di Matilde trascorse tranquilla, fino all\u2019et\u00e0 di sette anni, quando il padre fu assassinato durante una battuta di caccia. Beatrice si trov\u00f2 ad affrontare una difficile situazione quale madre di tre figli, nonch\u00e9 responsabile di un potere politico e territoriale molto difficile da gestire. Ella era bisognosa d\u2019aiuto e decise per questo di avviare un rapporto di reciproco sostegno con il pontefice Leone IX, suo zio, al quale promise la restituzione di beni che dal marito erano stati sottratti alla chiesa, unitamente a interventi a favore di canoniche e monasteri, in cambio di appoggio politico. Il rapporto che Beatrice instaur\u00f2 con il pontefice sar\u00e0 decisivo per gli eventi successivi, influenzer\u00e0 profondamente la vita di Matilde, la quale manterr\u00e0 uno stretto rapporto anche con i pontefici successori.<\/div>\n<div>Gli anni della giovinezza per Matilde proseguirono difficili, i due fratelli morirono in giovane et\u00e0 e la madre decise di contrarre un secondo matrimonio poich\u00e9 se prima della morte dell\u2019unico figlio maschio la successione era assicurata, ora Beatrice era sconfortata e non se la sentiva pi\u00f9 di governare da sola un territorio tanto vasto: occorreva trovare una soluzione che desse sicurezza a lei e all\u2019unica figlia rimasta, Matilde, alla quale si stava attaccando sempre di pi\u00f9, unico bene sul quale riversare il proprio amore materno. Beatrice spos\u00f2 nel 1054 il parente lorenese duca Goffredo, detto il Barbuto, dietro di una certa diffidenza sia da parte del Papa che dell\u2019imperatore Enrico III, riunendo cos\u00ec sotto un\u2019unica bandiera i poteri di entrambi. Goffredo e Beatrice concordarono anche il matrimonio fra il figlio di prime nozze di Goffredo il barbuto, chiamato Goffredo il Gobbo, con la giovane Matilde, garantendo in questo modo la successione al nuovo potere che con la loro unione andava a formarsi. Il matrimonio fra Matilde e Goffredo il Gobbo fu celebrato poco prima della morte di Goffredo il Barbuto, che avvenne nel 1069, l\u2019anno successivo Matilde rest\u00f2 incinta offrendo la possibilit\u00e0 di garantire un erede al marito. La figlia di Matilde per\u00f2, mor\u00ec appena nata, gettando nello sconforto e nel dolore la madre, gi\u00e0 in precarie condizioni di salute per il parto difficoltoso. Ella doveva ora sopportare la consapevolezza di avere fallito nel compito principale di una moglie nel Medioevo: garantire la continuazione della stirpe. Nel 1076 Goffredo fu assassinato, e nell\u2019aprile dello stesso anno anche Beatrice, l\u2019amatissima madre, mor\u00ec. Matilde diventava responsabile di un governo vastissimo, esteso fra pi\u00f9 nazioni, in una situazione politica e religiosa delicata, nel periodo della lotta per le investiture fra papa Gregorio VII, al quale Matilde era legata spiritualmente e affettivamente (nonch\u00e9 dalla necessit\u00e0 di un reciproco sostegno), e l\u2019imperatore Enrico IV, suo parente, al quale doveva gli obblighi del sistema vassallatico-beneficiario. Seguirono anni d\u2019aspre lotte fra il pontefice e l\u2019imperatore, durante i quali Matilde di Canossa rest\u00f2 fedelmente schierata dalla parte del papa. Nel 1076 Enrico IV fa dichiarare deposto Gregorio VII, e questi per tutta risposta, lo fulmina scomunicandolo e sciogliendo i suoi sudditi dall\u2019obbligo di fedelt\u00e0. Il colpo per Enrico \u00e8 durissimo, nell\u2019inverno fra il 1076 e il 1077, ricordato come uno dei pi\u00f9 freddi del secolo, egli non godeva pi\u00f9 di un solido appoggio in Germania a causa della scomunica che lo aveva posto in cattiva luce, e i duchi tedeschi minacciavano di deporlo. Enrico IV decide quindi di scendere in Italia, raccogliere i vescovi suoi fedeli e accompagnato dal proprio esercito rilanciare la lotta, recandosi da Gregorio VII per esigere la revoca delle scomuniche. Il Papa, a Mantova in quel periodo, si rifugia nella rocca di Canossa, ospite di Matilde, ben difeso e protetto dalla rete di castelli e fortificazioni disseminati nella zona, ma a questo punto, in seguito ad un colloquio con Matilde tenutosi a Quattro Castella, Enrico IV decide di implorare il perdono al Papa e chiedere la revoca della scomunica che aveva, di fatto, delegittimato il suo potere agli occhi dei signori di Germania. Enrico IV si rendeva conto che il mezzo meno indolore e rapido per ottenere la reintegrazione del proprio potere, era quello di recarsi penitente al cospetto del Papa. Egli come sacerdote non avrebbe potuto sottrarsi dal concedergli il perdono ed, in definitiva, la reintegrazione delle sue funzioni di sovrano. In questo modo Enrico avrebbe evitato un imbarazzante scontro diretto. Il 25 Gennaio 1077, il potentissimo imperatore Enrico IV era Canossa, alle porte del castello di Matilde, vestito di un saio e scalzo nella neve ad implorare il perdono di papa Gregorio VII. Dopo tre giorni d\u2019attesa, attraverso la mediazione di Matilde di Canossa, Enrico IV viene ricevuto dal papa che gli concede il perdono e la revoca della scomunica. Secondo un cronista dell\u2019epoca il pentimento di Enrico apparve per\u00f2 subito fittizio, anche se del resto il papa non pot\u00e9 comportarsi diversamente; l\u2019epica e la storiografia, che hanno prevalso nel corso dei secoli, hanno invece donato un significato pi\u00f9 puro a questo sleale calcolo politico: oggi recarsi a Canossa \u00e8 simbolo di pentimento, ravvedimento e richiesta di perdono. Dopo solo quindici giorni dall\u2019episodio di Canossa la strategia di Enrico IV si rivel\u00f2 in tutta la sua disarmante aggressivit\u00e0: egli riprese la lotta contro il papa in maniera ancor pi\u00f9 aspra, minacciandolo con il suo esercito e costringendolo a rifugiarsi presso i Normanni di Roberto il Guiscardo dopo un lungo assedio a Roma. La nuova guerra coinvolse pesantemente anche Matilde, che continuando a difendere strenuamente le ragioni Gregoriane, attir\u00f2 contro di s\u00e9 le ire dell\u2019imperatore che a Lucca, nel luglio del 1081 la proclam\u00f2 rea di lesa maest\u00e0, e la fece immediatamente decadere da tutte le funzioni pubbliche. Matilde nel frattempo si era rifugiata nei suoi maestosi e ben difesi castelli appenninici, di cui quello di Carpineti era il prediletto, circondata dai suoi fedeli. Seguirono tempi difficili per la contessa, ella si trovava costretta nei suoi castelli, impossibilitata ad incontrare il papa che sosteneva, privata delle terre che le appartenevano e sulle quali ora dominava Enrico IV con i suoi eserciti. A Salerno, nel 1085, Gregorio VII mor\u00ec. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"\" src=\"https:\/\/archiviofficina48.it\/carpineti\/wp-content\/uploads\/2008\/10\/medioevo3.jpg\" alt=\"\" width=\"258\" height=\"170\" align=\"left\" \/>Dopo il breve pontificato di Vittore III gli successe Urbano II. In seguito ad una nuova calata di Enrico dalla Germania, Matilde forse consigliata proprio dal nuovo papa, prende la delicata decisione di contrarre un secondo matrimonio e rilanciare la lotta: il prescelto fu Guelfo, appartenente alla stirpe dei duchi di Baviera, avversari di Enrico IV. Matilde decise in questo modo di non mettersi da parte, ma di riunire sotto un\u2019unica bandiera i nemici dell\u2019imperatore per continuare la lotta a sostegno della causa pontificia. Il matrimonio, anomalo poich\u00e9 una donna quarantatreenne si trovava a sposare un ragazzino poco pi\u00f9 che maggiorenne, scaten\u00f2 le ire dell\u2019imperatore. La reazione di Enrico IV fu violenta, egli fronteggi\u00f2 i fedeli di Matilde in pi\u00f9 riprese. Nel Settembre del 1092 Matilde convoc\u00f2 il &#8220;Convegno di Carpineti&#8221; per discutere la grave situazione assieme a vescovi, abati, nobili e consiglieri. Nel convegno, al quale partecip\u00f2 anche l\u2019eremita Giovanni da Marola, Matilde trov\u00f2 appoggio ed incoraggiamento a combattere l\u2019imperatore nonostante ella soffrisse diverse ribellioni in citt\u00e0 e campagne dove le popolazioni passavano dalla parte dell\u2019imperatore. L\u2019esercito Matildico, ben equipaggiato ed organizzato, riusc\u00ec a sconfiggere l\u2019esercito imperiale e a costringere l\u2019imperatore alla ritirata, mentre nuovi conflitti nascevano all\u2019interno della famiglia dell\u2019imperatore. Proprio i figli di Enrico IV, Corrado e Enrico V, gli si ribellarono e quest\u2019ultimo, dopo la morte del fratello, fece arrestare e rinchiudere il padre mettendosi a capo dell\u2019impero. Enrico V fece annullare il bando imperiale di Lucca che aveva delegittimato il potere di Matilde di cui egli riconosceva la parentela e in cui vedeva una madre ideale, e nel 1111 proclam\u00f2 Matilde di Canossa viceregina di tutto il nord dell\u2019Italia, una riabilitazione trionfale, che le permise di governare ancora con sapienza le sue terre fino alla morte, avvenuta il 24 luglio 1115, all\u2019et\u00e0 di 69 anni. Matilde non aveva eredi, nonostante il desiderio di lasciare i suoi possedimenti alla chiesa, Enrico V li incamer\u00f2, rivendicandoli come parente pi\u00f9 stretto di una dinastia tanto gloriosa che con Matilde scompariva dopo aver resistito nel turbine della lotta per le investiture.<\/div>\n<div>Con la morte di Matilde si concludeva un periodo storico importantissimo per Carpineti e per l\u2019Europa intera, ora impegnata in una nuova profonda trasformazione politica e sociale. Matilde fu sepolta nell\u2019abbazia di S.Benedetto al Polirone, nel mantovano (oggi chiamato S.Benedetto Po), ma nel 1635 la sua salma fu fatta trasferire dal Papa nella Basilica di S.Pietro in Vaticano, all\u2019interno di un imponente monumento funebre opera del Bernini.<\/div>\n<h3>Il bandito Domenico Amorotti<\/h3>\n<div>I secoli trascorsero relativamente tranquilli per Carpineti, prima governata dai feudatari del posto, poi attraverso i liberi comuni e le leggi statutarie, fino agli inizi dei \u2019500, quando nuovi fatti legati ad un Carpinetano, Domenico Amorotti detto &#8220;l\u2019Amorotto&#8221;, scuoterono la tranquillit\u00e0 della montagna reggiana. L\u2019Amorotto fu un personaggio certamente controverso: uomo fortemente individualista e amante del potere possedeva notevole astuzia, cultura, coraggio e modi cavallereschi. Incline alla violenza e d\u2019animo ribelle si trov\u00f2 spesso in conflitto con i partigiani del duca e con il governatore pontificio di Reggio, Francesco Guicciardini. Nel 1519 era calato su Reggio, scontrandosi con le misure difensive della citt\u00e0, ed era per questo stato accusato di ribellione e una sostanziosa taglia era stata posta sulla sua testa. Nel 1520 torn\u00f2 a rifugiarsi sulle montagne, affiancato dal feroce fratello Vitale e alcuni seguaci, dedicandosi a frequenti atti di brigantaggio: arroccati nei pressi di Civago gli uomini dell\u2019Amorotto terrorizzavano le genti delle vallate con frequenti scorribande, furti, vendette ed assassinii, anche se non sempre l\u2019Amorotto era a conoscenza di ci\u00f2 che essi commettevano. Il Guicciardini, informato degli accadimenti, invi\u00f2 a Castelnovo Monti un suo delegato, Alessandro Malaguzzi, con l\u2019ordine di impartire una severa lezione all\u2019Amorotto e ai suoi seguaci, ma i suoi soldati mercenari eccederono nell\u2019esecuzione degli ordini, mettendo a ferro e fuoco interi paesi saccheggiandoli, violentando donne e distruggendo raccolti. La popolazione locale, soprattutto la pi\u00f9 povera, vide in questi giustizieri un male peggiore del bandito ricercato e per questo nessuno di loro si fece tentare dalla taglia posta sulla sua testa. L\u2019Amorotto riusc\u00ec in seguito a cavarsela definitivamente grazie ad un salvacondotto perch\u00e9 uscisse dal reggiano, mentre il Guicciardini fu trasferito a Modena. Morto Leone X, il nuovo papa Adriano VI affid\u00f2 il controllo della montagna all\u2019Amorotto, alleato che parteggiava per la santa sede, permettendogli di prendere il possesso del Castello delle Carpinete, che divenne sua residenza. L\u2019Amorotto approfitt\u00f2 del nuovo potere per continuare a compiere liberamente vendette e regolamenti di conti, rendendosi responsabile di continui disordini nella zona, perpetrati con l\u2019aiuto dei suoi fedeli masnadieri e del feroce fratello. La vita dell\u2019Amorotto fin\u00ec violentemente nel Luglio del 1523, durante una battaglia, decapitato da un avversario. Restava a succedergli Vitale, che fece diventare Carpineti un covo di loschi figuri, che scorrazzavano commettendo ribalderie e misfatti per gran parte della montagna reggiana. La morte di papa Adriano VI riport\u00f2 a Reggio nel 1523 gli Estensi, al nuovo governatore fu ordinato di porre fine alle violenze e ai disordini nell\u2019area carpinetana. Egli fece convocare abilmente Vitale, che fu preso e fatto strozzare, assassinio che riport\u00f2 a Carpineti la tranquillit\u00e0 e lo scorrere placido degli eventi.<\/div>\n<div>\n<div>Dell\u2019Amorotto e di suo fratello restano ancora oggi numerose leggende, che narrano del bandito che terrorizz\u00f2 e affascin\u00f2 le popolazioni montanare per oltre un decenn<span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">io.<\/span><\/div>\n<\/div>\n<!-- WP Attachments -->\r\n        <div style=\"width:100%;margin:10px 0 10px 0;\">\r\n            <h4>Allegati<\/h4>\r\n        <ul class=\"post-attachments\"><\/ul><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La calata degli Ungari alla fine del IX secolo costitu\u00ec un vero flagello per la penisola Italiana, e altrettanto fu per le popolazioni reggiane. 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