{"id":9999,"date":"2016-09-02T09:21:35","date_gmt":"2016-09-02T07:21:35","guid":{"rendered":"https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/?page_id=9999"},"modified":"2016-09-02T11:29:47","modified_gmt":"2016-09-02T09:29:47","slug":"cose-la-mappa-di-comunita","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/mappa-di-comunita\/cose-la-mappa-di-comunita\/","title":{"rendered":"Cos&#8217;\u00e8 la Mappa di Comunit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; color: #000000;\">La Mappa di Comunit\u00e0 &#8211; individuando e rappresentando gli elementi riconosciuti importanti dalla comunit\u00e0 locale &#8211; riflette sul senso di appartenenza delle persone ai luoghi. Utilizzando un codice di rappresentazione immediato e diretto, essa rende accessibile a tutti la lettura dei caratteri e dei valori del territorio, del paesaggio, del paese\/citt\u00e0, rendendo quindi pi\u00f9 concreta la possibilit\u00e0 da parte degli abitanti di poter partecipare attivamente e discutere le scelte di trasformazione. In questo modo ci si trasforma reciprocamente in esperti, liberando le conoscenze sommerse e innescando processi di cura nei riguardi del territorio.<\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La Mappa di Comunit\u00e0 diventa qualcosa di pi\u00f9 facilmente leggibile nel momento in cui si arricchisce di informazioni e di dati del sapere locale, altrimenti non prese in considerazione dalle carte ufficiali. Essa si rivela utile non soltanto per un recupero della memoria collettiva del territorio, ma anche per passare da questa ad una fase pi\u00f9 progettuale, in quanto pu\u00f2 essere utilizzata nel quadro delle conoscenze che si acquisiscono nella pianificazione urbanistica tradizionale, e nel nostro caso per una fase di conoscenza utile per il <i>master plan <\/i>della riqualificazione urbana.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La Mappa di Comunit\u00e0, infatti, recependo stimoli ed esigenze specifiche &#8211; altrimenti non indagate o approfondite &#8211; rappresenta una buona base di partenza per la lettura e l\u2019analisi del contesto territoriale, oltre a far emergere criticit\u00e0 inespresse delle quali il sapere esperto deve tener conto. Le Mappe di Comunit\u00e0 sono finalizzate a promuovere il ruolo degli abitanti nella costruzione di rappresentazioni del territorio in grado di rappresentare &#8211; attraverso tecniche generalmente a debole formalizzazione e in maniera immediatamente comunicabile &#8211; il proprio spazio vissuto e i valori socialmente riconosciuti del territorio di appartenenza. Le mappe sono costruite dagli abitanti con l\u2019aiuto di facilitatori, artisti e storici locali, nel difficile percorso volto a considerare il paesaggio \u201cuna parte del territorio cosi come percepito dagli abitanti\u201d (art 1 della Convenzione europea del paesaggio).<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Nel processo di formazione di un progetto\/piano le Mappe di Comunit\u00e0 vengono assunte come strumento di crescita della \u201ccoscienza di luogo\u201d attraverso la partecipazione degli abitanti alla costruzione di rappresentazioni \u201cdense\u201d dei valori patrimoniali, territoriali e paesaggistici e vengono attivate, secondo tre fasi di sviluppo:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">a) decodificazione della percezione del paesaggio, riappropriazione e rappresentazione dei valori patrimoniali: la costruzione delle mappe; <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">b) partecipazione alla costruzione degli obiettivi di qualit\u00e0 paesaggistica e degli scenari di trasformazione; <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">c) attivazione dei saperi contestuali per la cura quotidiana del paesaggio e dell\u2019ambiente, e la promozione culturale della valorizzazione del territorio e del paesaggio. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">In sostanza, nel nostro caso, i paletti fondanti e strutturanti l&#8217;idea, il progetto, di riqualificazione urbana e del <i>master plan<\/i>. Le modalit\u00e0 operative di costruzione di una Mappa di Comunit\u00e0 si basano sulla sperimentazione di metodologie diverse di ascolto, di selezione\/decisione sugli elementi e sui valori e di rappresentazione formale delle mappe da realizzare. Ogni laboratorio privilegia i metodi di indagine e di realizzazione che ritiene pi\u00f9 adatti alla propria realt\u00e0 e capacit\u00e0, decidendo di dare avvio alla propria attivit\u00e0 con la predisposizione di alcune domande significative (Cosa ritieni importante di questo luogo e cosa significa per te? Cosa lo rende diverso da tutti gli altri luoghi? Cosa \u00e8 importante di questo luogo? A cosa attribuisci valore? Cosa conosciamo e cosa vorremmo conoscere? Come possiamo condividere le nostre conoscenze? Quali miglioramenti sono possibili?) da sottoporre alla comunit\u00e0 locale, anche sotto forma di questionario\/inchiesta distribuito anche con l\u2019aiuto delle scuole.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i>Molto spesso, se non di norma, urbanistica denota una disciplina tecnica che ha a che vedere con il dove e il quanto del costruire e che, come tale, \u00e8 appannaggio esclusivo di professionisti, agenzie, imprese, lavoratori del settore. (\u2026) Per un profano appare, per lo pi\u00f9, un coacervo di norme oscure e interessi opachi, al quale ci si affaccia di rado e comunque sempre attraverso la mediazione di iniziati. La stessa politica locale, spesso, ha rinunciato ad una delle sue prerogative pi\u00f9 alte, il governo del territorio, abbandonandone la cura interamente ai tecnici, quasi fosse un totem a cui offrire sacrifici in cambio di risorse per gli investimenti. (\u2026) Superare il concetto deteriore di urbanistica non \u00e8 una sfida esclusivamente tecnica, non riguarda cio\u00e8 solo gli strumenti e la loro costruzione, ma \u00e8, a mio avviso, una sfida principalmente culturale e assolutamente politica. Si tratta, infatti, detto in due parole, di ricostruire la base sociale del discorso urbanistico, trasformandolo da \u201cpiano di fabbricazione\u201d a progetto condiviso e strategico che una comunit\u00e0 ha di s\u00e9 stessa e del territorio in cui vive. (&#8230;) Realizzare concretamente questa nuova idea di urbanistica implica, se non altro, il terreno fertile di una comunit\u00e0 non dico consapevole di s\u00e9, dei suoi bisogni e delle sue prospettive, ma una comunit\u00e0 che accetti almeno la scommessa, il gioco di porsi francamente queste domande. E ci\u00f2, naturalmente, \u00e8 pensabile se e solo se a monte c&#8217;\u00e8 una politica tanto coraggiosa e umile da mettersi in discussione per favorire lo svilupparsi di quelle domande \u2013 e soprattutto disponibile ad ascoltare le possibili risposte. (\u2026) Isi svuotano del senso che vi si \u00e8 stratificato nei secoli e si caricano di funzioni, aspettative, valori economici, oppure diventano semplicemente anonimi, privi di senso, luoghi dormitorio. Ad una geografia di luoghi dotati di senso si sostituisce una geografia di interessi fatta di preselle e di indici, una geografia iniziatica. Un luogo, un edificio, un terreno, una strada, perdono la propria unicit\u00e0 incommensurabile e diventano mere variabili in una combinatoria in cui tutti gli elementi hanno un unico equivalente universale, quasi un feticcio, il \u201cvolume\u201d poi facilmente monetizzabile. Per questo penso che quando si parla di urbanistica sociale o partecipata pi\u00f9 che un mero metodo di condivisione di strumenti tecnici, per altro imprescindibili, si debba intendere innanzitutto un grande obiettivo: la costruzione di un racconto collettivo che tenga insieme i valori e le prospettive che un territorio ha per la comunit\u00e0 che ci vive. In questo modo, restituendogli un&#8217;identit\u00e0 collettiva, il territorio viene sottratto al mondo del semplicemente-a-disposizione per entrare in quello della responsabilit\u00e0 sociale e quindi del progetto condiviso. Tutela e sviluppo acquistano in questo contesto un senso diverso e pi\u00f9 alto. Cessano di essere antonimi e diventano correlativi, in quanto inseriti nel medesimo discorso che, in quanto collettivo, \u00e8 leggibile da tutti, dall&#8217;inizio alla fine. Allo stesso modo un concetto (altrimenti spesso abusato) come quello di sostenibilit\u00e0 acquista qui un senso insieme pi\u00f9 pieno e cogente. La risorsa con cui si ha a che fare \u2013 sia acqua, suolo, bosco, ecc. &#8211; non \u00e8 pi\u00f9 qualcosa che non pu\u00f2 essere utilizzato indipendentemente da un progetto di cui essa stessa \u00e8 parte integrante. Innanzitutto essa non si identifica pi\u00f9 in astratto, ma in un concreto individuale &#8211; \u201cquella sorgente\u201d, \u201cquel bosco\u201d, \u201cquel terreno\u201d &#8211; che come tale \u00e8 insostituibile. (\u2026) Per la nostra comunit\u00e0 il piano strutturale, il processo partecipativo che ne ha anticipato la stesura, le assemblee pubbliche, le giornate tematiche, e soprattutto queste mappe di comunit\u00e0, sono state l&#8217;occasione per cominciare questo percorso. Un percorso che poi \u00e8 solo un inizio, per ricostruire una geografia perduta, per ritessere questi frammenti in un nuovo racconto collettivo che altro non \u00e8 la Montespertoli di oggi, la nostra Montespertoli che quotidianamente abitiamo e che guarda al futuro.\u201d \u201cLe mappe possono rivelarsi utili non solo per un recupero della memoria collettiva del territorio, ma anche per passare da questa a una fase pi\u00f9 progettuale. Vi \u00e8 per\u00f2 un ulteriore passaggio, non indispensabile ma che potrebbe moltiplicarne l\u2019efficacia: un raccordo delle azioni di base (le mappe) con le forme e gli ambiti di pianificazione territoriale ufficiali e che gi\u00e0 operano a livello sovra-locale. Si tratta di una riflessione rivolta pi\u00f9 ai pianificatori che ai protagonisti delle mappe di comunit\u00e0, tuttavia \u00e8 bene che entrambi la prendano in considerazione. La consapevolezza dell\u2019utilit\u00e0 dell\u2019approccio tipo Parish Map (o comunque di lettura partecipata del paesaggio e dei suoi valori) \u00e8 in crescita anche negli ambiti \u201cufficiali\u201d. Essa si basa su due considerazioni, due contributi che, a parere degli esperti, attivit\u00e0 di questo tipo, anche a scala locale, possono fornire alla programmazione territoriale su aree vaste. La prima riguarda la possibilit\u00e0 che azioni alla base possano essere efficaci strumenti di ricezione di stimoli ed emergenze specifiche, risorse considerate disponibili o criticit\u00e0 esistenti o ancora che possano fare emergere eventuali specificit\u00e0 di cui tener conto, in modo da facilitare l\u2019applicazione delle procedure di tutela in una logica di gestione condivisa delle regole del Piano paesaggistico. In parole semplici: un ruolo di antenna e sensore sul territorio. Un secondo aspetto ritenuto utile dai pianificatori \u00e8 quello della formazione di quella parte del personale pubblico, normalmente impreparato a questo tipo di lettura del territorio, che deve occuparsi dell\u2019articolazione dei piani regionali alla scala locale. Le iniziative di lettura partecipata del paesaggio possono quindi fungere da occasioni di formazione \u201csul campo\u201d. Si tratta di due aspetti importanti, ma forse non sufficienti a realizzare un raccordo fra iniziative locali, spesso semi-spontanee come si \u00e8 visto, e la pianificazione ufficiale, perch\u00e9 utili soprattutto dal punto di vista di quest\u2019ultima. Affinch\u00e9 una connessione proficua possa concretizzarsi \u00e8 probabilmente necessaria una maggiore interconnessione con gli \u201caltri\u201d piani \u2013 non solo urbanistici o paesistici, ma di sviluppo rurale, turistici, della formazione, dei trasporti, e cos\u00ec via \u2013 per favorire processi coerenti. In altre parole, se qualcuno in qualche ambito locale, a seguito di una riscoperta dei valori del proprio territorio, decide di dare vita ad azioni che trovino nuove funzioni a determinati elementi paesaggistici, questo sforzo deve trovare un coerente sostegno in tutti gli ambiti di programmazione, eventualmente attraverso la mediazione di quella territoriale. Le mappe di comunit\u00e0 potrebbero cos\u00ec avere un ulteriore aspetto positivo, oltre a tutti quelli ampiamente analizzati in precedenza, diventando una sorta di dichiarazione di intenti da parte locale circa finalit\u00e0, desideri e forze in campo per conservare e modificare i luoghi: sarebbe un bel modo di dare voce a un gruppo di interesse \u2013 gli abitanti \u2013 del tutto privo di una specifica lobby a propria difesa anche se, paradossalmente, trasversale quanto nessun altro.\u201d<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">(&#8220;Perch\u00e8, quando e come realizzare una Mappa di Comunit\u00e0&#8221;, StrumentIRES n.10, IRES, 2006). <\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Mappa di Comunit\u00e0 &#8211; individuando e rappresentando gli elementi riconosciuti importanti dalla comunit\u00e0 locale &#8211; riflette sul senso di appartenenza delle persone ai luoghi. 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