{"id":15295,"date":"2018-06-24T13:22:23","date_gmt":"2018-06-24T11:22:23","guid":{"rendered":"https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/?p=15295"},"modified":"2018-06-24T13:22:23","modified_gmt":"2018-06-24T11:22:23","slug":"toccante-iniziativa-raccontato-al-teatro-bismantova-la-giustizia-riparativa-lincontro-vittime-protagonisti-della-lotta-armata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/2018\/06\/24\/toccante-iniziativa-raccontato-al-teatro-bismantova-la-giustizia-riparativa-lincontro-vittime-protagonisti-della-lotta-armata\/","title":{"rendered":"Una toccante iniziativa ha raccontato al Teatro Bismantova la Giustizia Riparativa e l\u2019incontro tra vittime e protagonisti della lotta armata"},"content":{"rendered":"<p>Momenti di profonda commozione hanno segnato sabato pomeriggio l\u2019iniziativa al Teatro Bismantova \u201cIl Libro dell\u2019Incontro\u201d, che ha cercato di raccontare un percorso unico di giustizia riparativa, sviluppato nel corso di quasi 10 anni, per arrivare a far incontrare ex protagonisti della lotta armata, che poi hanno compiuto una scelta di allontanamento e ripudio della violenza, e vittime di quella stessa violenza. Un percorso che \u00e8 stato raccontato appunto in un libro dallo stesso titolo (edizioni il Saggiatore). A raccontarlo sono stati <strong>Angese Moro, figlia di Aldo Moro; Franco Bonisoli, ex membro delle Brigate Rosse; Giorgio Bazzega, figlio di Sergio, Maresciallo ucciso dalle BR nel 1976; Maddalena Crippa, attrice, che ha fatto parte del gruppo di Giustizia riparativa.<\/strong><\/p>\n<p>Dopo il saluto del Vicesindaco Emanuele Ferrari, Giovanni Mareggini, Direttore Artistico del Teatro, ha ricordato don Vittorio Chiari, molto attivo anche in Appennino, per il suo ruolo di avvicinamento e coinvolgimento nelle prime iniziative di dialogo e costruzione di \u201cponti\u201d con i protagonisti della lotta armata, in particolare collaborando ad Arese proprio con Bonisoli, e il cui ricordo comune ha fatto s\u00ec che questo incontro venisse organizzato a Castelnovo.<\/p>\n<p>I testimoni presenti hanno quindi raccontato questo itinerario davvero denso, difficile, profondo, doloroso che trascende e va oltre la semplice ricostruzione storica di un momento che \u00e8 comunque stato centrale per la storia del nostro Paese, va anche al di l\u00e0 di concetti come offesa e perdono, e di una narrazione mediatica che molte volte \u00e8 stata troppo semplicistica di quegli anni.<\/p>\n<p><strong>Angese Moro<\/strong> ha aperto le testimonianze: \u201cPer anni ho vissuto gli effetti dell\u2019orrore, dell\u2019odio, del rancore, e anche del senso di colpa, perch\u00e9 mi dicevo che per 55 giorni non ero riuscita a fare qualcosa per aiutare mio padre. Da questa sofferenza \u00e8 nato un desiderio di giustizia, per lui e per noi, e quello che la societ\u00e0 poteva offrirmi era la giustizia penale, che \u00e8 sicuramente importante ma per me non era sufficiente. I miei problemi rimanevano: c\u2019era come un elastico che pur andando avanti nella mia vita, negli affetti, nella famiglia, mi teneva ancorata sempre al passato. A un certo punto arrivi a capire che i morti assumono uno spazio pi\u00f9 grande rispetto ai vivi. E arrivi a capire che c\u2019\u00e8 una catena del male, che da un atto produce effetti molto al di l\u00e0 di quello che gli stessi autori di tale atto potevano prevedere, e colpisce attraverso i tuoi sentimenti anche le persone che hai vicino. E ho scelto che questa catena non dovesse pi\u00f9 avere effetti sul presente. In quel momento \u00e8 arrivato padre Guido Bertagna che mi ha contattato per spiegarmi che aveva organizzato un primo gruppo di persone vittime del terrorismo e delle stragi, e persone che avevano preso parte alla lotta armata, e questo gruppo dava la possibilit\u00e0 a chi lo desiderava di farne parte, e mi ha chiesto se volevo partecipate. E io ho detto di no, perch\u00e9 mi sembrava di rompere una solidariet\u00e0 tra le vittime, e pensavo che avrei anche messo in crisi la mia famiglia. Guido ha insistito, probabilmente comprendendo il dissidio che stavo vivendo, e inizialmente ho partecipato a una riunione solo di vittime, e ho incontrato persone che avevano iniziato questo percorso. Poi Franco Bonisoli ha fatto sapere che avrebbe tenuto molto a incontrarmi. \u00c8 venuto a trovarmi a Roma con i mediatori di questo percorso, Guido, Adolfo Ceretti e Claudia Mazzucato, e mi ha portato in regalo una pianta, una cosa viva. E sono rimasta colpita, perch\u00e9 era una persona gentile, mentre per me queste persone erano dei mostri e basta, persone che avevano distrutto vite. Non ho voluto chiedergli nulla di allora, ho voluto capire chi era, e lui mi ha raccontato il suo percorso, il carcere, ma anche il suo affetto per i figli. Ha sconvolto le mie idee su di lui e su di \u201cloro\u201d, ho riconosciuto un essere umano. Il mio mondo ha iniziato a cambiare, lentamente, con difficolt\u00e0, ma ho scelto di prendere parte al gruppo. Ho incontrato persone che erano assassini, ma provavano anche loro un dolore profondo, che avevano capito il portato delle loro azioni e ne erano devastati, ho capito che era un dolore terribile anche questo. Oggi provo un grande senso di gratitudine per questo percorso e per i mediatori che lo hanno reso possibile\u201d.<\/p>\n<p><strong>Franco Bonisoli<\/strong> ha aggiunto: \u201cQuando avevo 19 anni ho fatto una scelta totalizzante, a cui ho donato la mia vita, che mi ha allontanato dalla mia famiglia per farmi diventare un rivoluzionario a tempo pieno, con la convinzione di lottare per un mondo pi\u00f9 giusto. Ho fatto quattro anni di vita clandestina, per una rivoluzione che comprendeva anche l\u2019uso della violenza come modo di arrivare a imporre le idee politiche. Noi agivamo \u201creificando\u201d le nostre vittime, non riconoscendole come persone ma identificandole solo nel loro ruolo, e accettavamo la violenza perch\u00e9 eravamo consapevoli che avremmo potuto anche noi perdere la vita o finire all\u2019ergastolo. Sono stato arrestato a 23 anni, e sono entrato nel circuito delle carceri di massima sicurezza, durissimo, e inizialmente questo regime carcerario non ha scalfito le mie convinzioni, anzi rafforzava l\u2019idea di uno Stato violento a cui opporsi. Ho subito diversi processi, conclusi sempre con condanne all\u2019ergastolo. Ma noi non riconoscevamo questa giustizia, perch\u00e9 non riconoscevamo lo Stato. Poi, dopo qualche anno, iniziai a comprendere che il nostro programma era fallito, a percepire la sconfitta, e i morti che ci eravamo lasciati dietro avevano sempre meno senso nella mia mente. Entrai in una crisi profondissima. Non vedevo davanti a me nessuna via di uscita, non c\u2019era la possibilit\u00e0 di rientrare nella societ\u00e0 e poter vedere altre prospettive di vita, e questa stessa sensazione era condivisa da altri protagonisti della lotta armata che incontravo in carcere, in particolare Alberto Franceschini. L\u2019unica via di uscita sembrava un abbandono della vita, e cos\u00ec iniziammo uno sciopero della fame, che non voleva rivendicare ma era conseguente a questa percezione. Quando eravamo ormai prossimi all\u2019alimentazione forzata nell\u2019ospedale del carcere di Nuoro, don Salvatore Bossu, cappellano del carcere, ci avvicin\u00f2 e rifiut\u00f2 di celebrare la messa di Natale per sensibilizzare l\u2019opinione pubblica sulla nostra condizione, che cominci\u00f2 a uscire sui giornali e ottenemmo i primi segnali di dialogo. Per me, che venivo da un ambiente di \u201cmangiapreti\u201d, vedere questo impegno di don Bossu fu un nuovo momento scioccante. Poi ci furono riforme giudiziarie che modificarono il regime carcerario, ed ebbi i contatti con coloro che venivano a fare volontariato nelle carceri, gratuitamente. Queste manifestazioni di umanit\u00e0 mi colpirono e cambiarono. Proprio quando ho concluso, dopo 22 anni grazie a queste riforme e alla buona condotta, la mia pena carceraria, si \u00e8 aperta in me una questione morale, che prima non avvertivo cos\u00ec forte perch\u00e9 sapevo che stavo pagando le mie azioni: volevo incontrare chi era stato vittima della mia scelta di violenza. Sentivo un peso e un dolore enorme. Non sapevo se questo mio desiderio avrebbe avuto la possibilit\u00e0 di concretizzarsi, e poi \u00e8 arrivato questo gruppo, nel quale ho avuto la fortuna di essere tra i primi a entrare. E l\u2019incontro con Agnese, che per me \u00e8 stato straordinario e devastante: mi aspettavo toni aspri, che mi chiedesse informazioni sul passato, e invece mi ha accolto, e mi ha riconosciuto come persona. Eravamo entrambi disarmati. \u00c8 stata per me una esperienza fondamentale, che mi ha permesso gli altri passi verso quel ritorno alla vita che non pensavo possibile\u201d.<\/p>\n<p>Anche <strong>Giorgio Bazzega<\/strong> ha raccontato la propria esperienza personale, molto dura, e come il gruppo di incontro abbia rappresentato l\u2019uscita da un desiderio di vendetta covato per molti anni: \u201cMio pap\u00e0 \u00e8 morto quando avevo 2 anni e mezzo: insieme al vicequestore di Sesto San Giovanni Vittorio Padovani erano andati a casa di un brigatista 21enne, Walter Alasia, che \u00e8 uscito dalla sua camera armato, ha sparato uccidendo subito Padovani. Mio padre aveva una mitraglietta, ma non ha voluto rispondere al fuoco perch\u00e9 sulla linea di tiro c\u2019erano anche i genitori e il fratello di Alasia, cos\u00ec ha provato a disarmarlo ma \u00e8 stato colpito. Mi piace pensare che mio padre \u00e8 morto per difendere delle vite, oltre che nell\u2019adempimento del suo dovere. Io ho avuto una infanzia comunque serena, trascorsa peraltro tra Felina, Villaberza e Gombio, ma quando avevo 14 anni mi arriv\u00f2 come un pugno la notizia della scarcerazione di Renato Curcio. Curcio era colui che aveva indottrinato Alasia, in quel momento mi sentii tradito dallo Stato e avevo solo una gran voglia di vendicarmi. I miei dissidi interiori mi hanno lacerato, e portato anche a una forte dipendenza da cocaina e altre droghe, ho evitato soltanto l\u2019eroina. Sono arrivato a toccare il fondo, e dopo un primo tentativo di recupero fallito, ho avuto quello che si chiama il \u201cmomento di lucidit\u00e0\u201d e ho capito che non volevo pi\u00f9 andare avanti cos\u00ec. Poi ho cominciato a frequentare incontri dell\u2019Aiviter, l\u2019Associazione italiana vittime del terrorismo, ma i toni di quelle riunioni erano comunque molto fermi nel tenere le distanze da chi aveva fatto parte della lotta armata. Il mio rancore non calava. Una volta a una di queste riunioni ho incontrato Manlio Milani: Milani aveva avuto un trauma che era anche peggio del mio, era in piazza alla Strage di Brescia, era rimasto qualche metro indietro rispetto a sua moglie per parlare con delle persone, e l\u2019ha vista saltare in aria con la bomba. Eppure riusciva a parlare della sua situazione, del suo dolore, con calma e serenit\u00e0. Ho voluto conoscerlo meglio, capire. Poi sono arrivati i primi contatti con il percorso di giustizia riparativa Ricordo che al primo incontro con ex della lotta armata a cui partecipai intervenni, dissi chi ero, e poi aggiunsi: \u201cio vi volevo ammazzare tutti\u201d. Mi aspettavo una reazione uguale e contraria, che sarebbe stata per me anche semplice da gestire, era il modo in cui ero abituato a confrontarmi, invece trovai comprensione e accettazione di quel mio sentimento, e fu una cosa spiazzante. Man mano che gli incontri andavano avanti, sono nate vere amicizie con alcune di queste persone, come Franco ad esempio, ho ascoltato le loro storie e ho capito che il dolore non era una mia esclusiva, e queste amicizie in me generavano anche un forte senso di colpa. Un giorno ho chiamato mia madre per dirglielo: \u201cmamma, non so come ma io mi sto affezionando a queste persone\u201d. E lei mi ha risposto: \u201cIn questo momento stai parlando come tuo padre, che andava a trovare queste persone in carcere, ascoltava le loro storie\u201d. Ho capito anche che non onoravo mio padre pensando di rispondere alla violenza, e chi aveva violato le leggi che lui difendeva, violandole a mia volta. Il mio momento di guarigione definitiva penso sia stato una sera in cui vicino a casa mia, un centro sociale organizz\u00f2 un incontro con Curcio. Sono andato, non sapevo che reazione avrei avuto. Mi sono fatto largo tra la gente che aveva attorno, gli ho detto chi ero e se si ricordava di mio padre. Ha avuto risposte incerte, ma aveva capito benissimo, mio padre lo conosceva bene, ed era visibilmente spaventato da avermi di fronte. Gli ho messo una mano sulla spalla mentre indietreggiava e gli ho detto: \u201cNon preoccuparti, volevo solo guardarti in faccia, e che tu mi guardassi in faccia, perch\u00e9 sei venuto a 50 metri da casa mia, per me \u00e8 finita qui\u201d. Ho sentito questa cosa come una grande vittoria\u201d.<\/p>\n<p>A chiudere l\u2019incontro \u00e8 stata <strong>Maddalena Crippa<\/strong>, che ha raccontato la propria esperienza di mediazione e accompagnamento del percorso di giustizia riparativa, e ha concluso: \u201cPer me \u00e8 stata una esperienza straordinaria, perch\u00e9 ho visto e vissuto la possibilit\u00e0 del cambiamento, che arriva quando ci diamo il tempo, quando assumiamo l\u2019impegno di superare i pregiudizi, la narrazione superficiale, quando usciamo dalle etichette e i recinti nei quali rinchiudiamo la nostra idea delle altre persone, e invece ne accogliamo la complessit\u00e0, arriviamo a volerle incontrare davvero, ad accettarle e fidarci degli altri. Questo percorso merita di essere raccontato e diffuso, perch\u00e9 ne abbiamo quanto mai bisogno anche per il nostro presente e il nostro futuro\u201d.<\/p>\n<section id='gallery-1' class='clearfix gallery galleryid-15295 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure  class=\"gallery-item\"><a href='https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1529780053241.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1529780053241-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a><\/figure><figure  class=\"gallery-item\"><a href='https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1529783804168.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" 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