{"id":15755,"date":"2018-09-13T09:24:55","date_gmt":"2018-09-13T07:24:55","guid":{"rendered":"https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/?p=15755"},"modified":"2018-09-13T09:24:55","modified_gmt":"2018-09-13T07:24:55","slug":"messaggio-agli-studenti-dellassessore-emanuele-ferrari-allavvio-dellanno-scolastico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/2018\/09\/13\/messaggio-agli-studenti-dellassessore-emanuele-ferrari-allavvio-dellanno-scolastico\/","title":{"rendered":"Il messaggio agli studenti dell&#8217;Assessore Emanuele Ferrari all&#8217;avvio dell&#8217;Anno scolastico"},"content":{"rendered":"<h3>Accendere le stelle (nella Repubblica dell\u2019Immaginazione)<\/h3>\n<h3>Quinto messaggio in bottiglia.<\/h3>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Mentre inizio a scrivere mi viene in mente che questo potrebbe essere l\u2019ultimo messaggio in bottiglia. Sono passati cinque anni e uno potrebbe avere la tentazione di fare bilanci, capire dove \u00e8 arrivato o dove sono arrivate le sue parole. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Potrei avere tutte queste tentazioni, ma <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>preferisco di no<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, come direbbe un certo Bartleby, scrivano.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">I messaggi in bottiglia rifiutano l\u2019idea stessa del bilancio, stanno \u00e8 vero costantemente in equilibrio sulla superficie dell\u2019acqua, si barcamenano: sono cose portate dall\u2019acqua, o meglio semplicemente da qualcosa che tende a sfuggire dalle mani, sempre disposta a cambiare di luogo, a non trovarsi mai dove \u00e8. Aspettano anche, i messaggi in bottiglia, che qualcuno arrivi e li raccolga, ma possono anche rimanere imprigionati, imbottigliati, sempre alla deriva, fino a quando l\u2019oceano o qualche pesce non se li mangia e li cancella, ancora prima che siano letti, che trovino un approdo, se pure provvisorio.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Allora continuo questa navigazione (questa divagazione), come se un approdo non ci fosse, come se una fine non ci fosse, come se il mio non fosse altro, questo di certo, che un tentativo di mettere insieme i <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Frammenti di un discorso amoroso<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, direbbe ancora un certo Roland, altro scrivano.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">In questi anni mi sono spesso interrogato su cosa significhi o possa significare <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>essere<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> un insegnante e insieme provare a <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>fare<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> l\u2019amministratore, nel caso specifico l\u2019assessore alla scuola (e anche alla cultura, perch\u00e9 no). Le risposte potrebbero essere molte, non tutte positive o consistenti, ma c\u2019\u00e8 un filo sottile, io credo, che tiene insieme queste due dimensioni, l\u2019insegnare e l\u2019amministrare, un filo, provo a dirlo meglio, che passa dall\u2019una all\u2019altra, quasi rivelando della seconda in particolare, un regno nascosto, un modo di essere inatteso.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Mi riferisco all\u2019uso, forse meglio dire, all\u2019<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Esercizio della Parola<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Un insegnante ogni giorno entra in classe e parla. Attraverso le sue parole cerca di catturare l\u2019attenzione degli studenti, di accendere in loro un fuoco, di trasmettere una complessit\u00e0 di cose (spesso anche queste, fatte di parole), che indichiamo pericolosamente con una sola parola: Sapere. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Per un insegnante che sia davvero tale \u00e8 impossibile evitare questo cerchio perfetto: <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>la Parola del Sapere e il Sapere della Parola. <\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Un amministratore invece, su questo credo quasi tutti siano d\u2019accordo, \u00e8 concentrato sulla dimensione del Fare. Ogni sua giornata \u00e8 scandita da questo mantra: \u201ccosa ho fatto, cosa non ho fatto (molto pi\u00f9 spesso), cosa avrei potuto fare meglio\u201d. Ma a ben vedere, soprattutto se vogliamo essere davvero onesti, anche in questo fare si apre il dominio della Parola: se non altro perch\u00e9, e questo ve lo posso garantire per diretta esperienza, la giornata tipo di un amministratore \u00e8 fatta soprattutto di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Ascolto della Parola degli Altri<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, di decisioni che devono quasi sempre essere comunicate in Parole, in altri termini di un Fare cose che \u00e8 <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Potere sulle cose<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, che prende forma concreta, letteralmente <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>forma efficiente<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, nel momento in cui si trovano le Parole (buone e giuste si spera) per dirlo, e in questo dire <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>renderlo efficace<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">. Detto in Altre parole: per trasformare il Potere stesso, dall\u2019Arbitrio che \u00e8, nel Dialogo che pu\u00f2 e deve diventare e che fa la differenza, soprattutto in questo tempo che ci \u00e8 toccato vivere, tra il senso profondo del partecipare (essere parte di una cosa molto pi\u00f9 grande di te, leggi ad esempio la Comunit\u00e0) e il credere di poter decidere per gli altri (per tutti gli altri), soltanto in base a quello che il Potere stesso ti autorizza a Fare, semplicemente perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec e in questo preciso momento \u00e8 tuo.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Ma non si pu\u00f2 possedere il Potere. <\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Allo stesso modo che non si pu\u00f2 possedere il Sapere. <\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Al massimo se ne pu\u00f2 essere posseduti. Con la differenza sostanziale che perdersi nel Potere o perdersi nel Sapere sono destini piuttosto distanti.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Ecco allora mi viene da tentare una terza via, quella che prova a tessere un filo tra Insegnante e Amministratore, tra Esercizio del Potere e quello del Sapere, con al centro la presenza della Parola, in quel luogo possibile che oggi voglio chiamare la <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Repubblica dell\u2019Immaginazione <\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">(ci hanno pure scritto un libro con questo titolo, e un libro bellissimo).<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Per prima cosa \u00e8 necessario guardarsi in faccia e riconoscersi. Nel comune desiderio di coltivare l\u2019umanit\u00e0. Nell\u2019idea che ogni <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>parola che si dice<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> deve poter avere lo stesso peso specifico di ogni <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>parola che si ascolta<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">: perch\u00e9 il troppo dire impedisce di ascoltare e un ascolto senza limiti \u00e8 destinato all\u2019oblio, alla dimenticanza o peggio alla trascuratezza, rispetto a quanto l\u2019altro mi ha detto, ha voluto scambiare con me.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">La seconda cosa \u00e8 una semplice constatazione. Nonostante non abbia una grande fantasia, devo ammettere che mi piace moltissimo immaginare. Non essere spettatore passivo di tutto quello che passa sotto gli occhi.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Mi piace tornare a essere un creatore e, a partire dal contatto col Reale (con i <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>fatti del <\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">reale), costruire un Immaginario per il Mondo che verr\u00e0: <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>questo \u00e8 un Insegnante, questo cerca di fare un Amministratore<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Provando anche a ribaltare qualche accentuata abitudine, che potrei anche definire di ruolo: e scoprire cos\u00ec che gli insegnanti possono essere anche degli ottimi ascoltatori. E gli amministratori per converso riescano a pensare davvero a quello che dicono, ancora prima di dire semplicemente quello che pensano, perch\u00e9 il cuore del loro dire non pu\u00f2 essere la frettolosa convenienza del momento, ma la convinzione ferma che nasce dall\u2019aver a lungo pensato, da un dialogo incessante con una certa forma di Sapere. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Non tanto Amministratori con la risposta pronta, quanto Amministratori pronti a rispondere, perch\u00e9 preparati, <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>perch\u00e9 sanno, e quindi fanno quello che hanno imparato<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">So che quello che scrivo pu\u00f2 suonare difficile (cerco di scriverlo proprio per renderlo pi\u00f9 semplice, anche a questo serve l&#8217;Esercizio della Parola), ma spero risulter\u00e0 pi\u00f9 chiaro con un esempio, tratto dal mondo del Sapere o meglio della Letteratura classica e scritto da uno dei pi\u00f9 grandi politici\/amministratori della Storia, un maestro del Fare (non propriamente un democratico, ma nessuno \u00e8 perfetto, si dice, e la Storia su di lui ha gi\u00e0 depositato molte sentenze, e pi\u00f9 di una condanna).<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>De bello gallico<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> a un certo punto Cesare si ferma a raccontare di alcuni suoi soldati che si riposano nell\u2019accampamento, dopo una lunghissima giornata di aspra e infruttuosa battaglia contro l\u2019esercito di Vercingetorige. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00c8 notte e questi soldati, nonostante la stanchezza non dormono, sono sdraiati sulla terra, ma il loro sguardo \u00e8 fisso al cielo, gli occhi che scrutano il buio per vedere se da quel buio qualcosa pu\u00f2 arrivare. Cesare li chiama con questa parola: <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Desiderantes<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, coloro che desiderano, che ponendo gli occhi al cielo (alle stelle, <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>sidera<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> appunto) aspettano che una luce si accenda lontano. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma cosa stanno aspettando i <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Desiderantes<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">? Come al solito Cesare ce lo dice con mirabile rapidit\u00e0: stanno aspettando i loro compagni, gli Altri che forse sono sopravvissuti alla battaglia, che forse stanno ritornando dalla notte.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">I soldati di Cesare non dicono una Parola. Ascoltano il silenzio della notte e tengono gli occhi aperti, nonostante la stanchezza, nonostante la fatica della battaglia. I soldati di Cesare sperano di ritrovare i loro compagni nel buio pi\u00f9 profondo. Tutto il giorno hanno combattuto (che in latino suona come <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>facere proelium)<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> e ora la sola cosa che resta da Fare \u00e8 stare fermi e riposare, provare, in quella immobilit\u00e0, in quell&#8217;attesa, a rimettere le cose al loro posto, dove il posto pi\u00f9 importante \u00e8 qui occupato da chi non c\u2019\u00e8, dagli assenti all\u2019appello, dagli ultimi che devono arrivare, da coloro che forse possono ancora ritornare. Ritrovarsi.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Oggi mi dico che forse anche noi possiamo tornare a essere <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Desiderantes<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Possiamo tornare a fare questo gesto semplice e radicale (nel senso che va nel profondo delle cose, nel Sapere profondo delle cose). <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Il gesto di un&#8217;attesa che \u00e8 insieme Essere, Sapere e Fare.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Infatti.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nella Repubblica dell\u2019Immaginazione ci sono insegnanti che si mettono in ascolto dei loro studenti e aspettano il loro ritorno, per rimettere in fila le cose e provare a rifare insieme il mondo, esplorandolo per quell\u2019oceano sconfinato che \u00e8 <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>il Sapere stesso del Mondo e insieme il Mondo del Sapere <\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">(ancora meglio se declinati al plurale).<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nella Repubblica dell\u2019Immaginazione anche gli Amministratori aspettano il ritorno dei cittadini, hanno fede in questo ritorno, per intrecciare con loro un dialogo e unirsi in una battaglia comune che serva a costruire insieme la Citt\u00e0 del Domani (o se volete il Domani delle Citt\u00e0), dove ciascuno \u00e8 parte essenziale e insostituibile, soprattutto gli ultimi, gli sconfitti, i diseredati, quelli che hanno perso la strada e faticano a ritrovarla. Quelli che sono finiti nel buio di una notte, che attraversano il mare e cercano stelle per orientarsi. Proprio quelli.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00c8 questo alla fine il mio augurio. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Accendere le stelle. Insieme. Per ogni giorno di scuola.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">E anche oltre.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Perch\u00e9 ogni giorno sia una scuola<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Questo il mio desiderio in bottiglia.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Forse il mio ultimo messaggio. Chiss\u00e0:<\/span><\/p>\n<p align=\"RIGHT\"><span style=\"font-size: medium;\"><em>Emanuele Ferrari, Insegnante e Assessore alla Scuola<\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Accendere le stelle (nella Repubblica dell\u2019Immaginazione) Quinto messaggio in bottiglia. Mentre inizio a scrivere mi viene in mente che questo potrebbe essere l\u2019ultimo messaggio in bottiglia. Sono passati cinque anni e uno potrebbe avere la tentazione di fare bilanci, capire dove \u00e8 arrivato o dove sono arrivate le sue parole. 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