{"id":18527,"date":"2019-09-14T09:08:18","date_gmt":"2019-09-14T07:08:18","guid":{"rendered":"https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/?p=18527"},"modified":"2019-09-23T15:07:28","modified_gmt":"2019-09-23T13:07:28","slug":"sentieri-interrotti-nel-bosco-sesto-messaggio-in-bottiglia-per-iniziare-lanno-scolastico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/2019\/09\/14\/sentieri-interrotti-nel-bosco-sesto-messaggio-in-bottiglia-per-iniziare-lanno-scolastico\/","title":{"rendered":"Sentieri (interrotti) nel bosco. Sesto messaggio in bottiglia per iniziare l\u2019anno scolastico"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/mex.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"300\" class=\"size-medium wp-image-18528 imgborder alignleft\" src=\"https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/mex-300x300.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/mex-300x300.jpg 300w, https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/mex-150x150.jpg 150w, https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/mex-768x768.jpg 768w, https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/mex.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La prima cosa che ci tengo a dire \u00e8 che sono ancora qui. Qualcuno, l\u2019anno scorso, si era molto preoccupato per me: mi aveva dipinto come un naufrago che lanciava allarmanti Sos da un isolotto sperduto, in preda a una disperazione che sinceramente non mi appartiene. A questo qualcuno non avevo risposto nulla. Il silenzio in certi casi \u00e8 la sola risposta.<\/p>\n<p>Ma oggi sono ancora qui. Non sono naufragato (non lo ero neppure prima, del resto) e mi piace ancora, a inizio anno scolastico, lanciare messaggi in bottiglia, diciamo semplicemente perch\u00e9 ci ho preso gusto (<em>repetita iuvant<\/em> dicevano i latini), e forse anche perch\u00e9 ho avuto la fortuna che qualcuno rispondesse, mi facesse sapere gentilmente il suo parere, o anche altrettanto semplicemente mi restituisse l\u2019energia per continuare a fare quello che faccio e, se possibile, farlo sempre meglio.<\/p>\n<p>Quest\u2019anno voglio cominciare da un piccolo fatto che mi \u00e8 successo la prima domenica di settembre, che poi era anche il primo giorno del mese, quello che tutti ormai associano all\u2019inizio della scuola. Eravamo in un piccolo e meraviglioso paese della Val Tiberina, Anghiari, dove ero stato a un festival a presentare un mio libro. Paolo e Francesca (non quelli della Divina Commedia) ci erano venuti a trovare con i loro figli Elia Celeste e Matilde. Cos\u00ec dopo qualche anno c\u2019eravamo rivisti e avevamo pranzato insieme dalla Nena, un\u2019osteria in centro al paese, quasi alla fine di quella salita lunga e ripida che da quelle parti chiamano La Dritta. Mentre aspettavamo guardavo Ester, Elia e Matilde che giocavano come se si fossero salutati appena il giorno prima e pensavo che con certe persone, quando si sta bene e si condivide anche da lontano un certo modo di stare al mondo, il tempo sembra quasi che sia vissuto in una specie di eterno presente. Ma ugualmente a un certo punto il filo di Crono ritorna ad allacciarci e cos\u00ec noi grandi si parlava del tempo passato e di quello che in quel frattempo avevamo fatto e stavamo ancora facendo. Quando avevo finito di dire le mie cose, Francesca mi ha guardato con il suo ironico sorriso e gesticolando appena mi ha detto: \u201cma tu sei proprio un matto <em>inguastito<\/em>!\u201d Sono rimasto un attimo in silenzio dentro quella frase e la prima cosa che le ho chiesto \u00e8 stato cosa vuol dire <em>inguastito<\/em> e lei insieme a Paolo mi ha spiegato che \u201csi dice di una cosa talmente ingarbugliata che non si pu\u00f2 pi\u00f9 tornare indietro e riprenderne il filo\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec nella mia testa, anche i giorni dopo, \u00e8 rimbalzata questa nuova parola e forse anche perch\u00e9 sto diventando vecchio e sordo, mi sono autoassolto creando impercettibilmente una licenza poetica e ho trasformato il \u201cmatto inguastito\u201d in un \u201cmazzo inguastito\u201d.<\/p>\n<p>Quante volte nella vita, da studenti, da insegnanti, ma anche semplicemente da cittadini, ci troviamo di fronte a un <em>mazzo inguastito<\/em>, quante volte ci capita anche di pensare che sia cos\u00ec la nostra vita: un gomitolo che ogni giorno si arrotola o meglio si ingarbuglia fino a quando pensiamo di non poter tornare pi\u00f9 indietro, che l\u2019unica cosa da fare \u00e8 cercare di rotolare ancora un po\u2019, come succede a quel misterioso oggetto che Kafka, nel suo racconto <em>Il cruccio del padre di famiglia<\/em>, chiama Odradek, questa parola anch\u2019essa inguastita, intraducibile, che rischia di rendere anche la nostra stessa vita intraducibile.<\/p>\n<p>Specie quando arriva settembre, e dopo le vacanze estive tutto ricomincia, tutto insieme, come un grande gomitolo impenetrabile che ci si para davanti e da cui non sappiamo estrarre il filo che ci conduca avanti, in quel luogo aperto che nella scuola si chiama <em>educazione<\/em>.<\/p>\n<p>Ma per fortuna non \u00e8 cos\u00ec. Esiste un posto, si chiama appunto Scuola, dove ogni giorno si pu\u00f2 credere, se lo si vuole davvero, che ogni parola sia traducibile, ogni mazzo (ma forse anche ogni matto) possa essere sgarbugliato, che ogni volta, da ogni errore (o nodo o groppo, come lo chiamava Carlo Emilio Gadda che di queste e altre cose se ne intendeva), si possa tornare indietro, o addirittura ripartire, per immaginare e prendere una nuova strada che non avevamo considerato (e in questo tante volte si viene davvero creduti un po\u2019 matti), come succede anche nel capolavoro di Tolkien <em>Il signore degli anelli<\/em>, quando il Mago Gandalf, a un disperato Frodo sussurra piano: \u201cricorda Frodo che non sempre chi va errando \u00e8 perduto.\u201d<\/p>\n<p>Mi piace infatti immaginare che ogni anno scolastico possa diventare un sentiero. Un sentiero nel bosco, ancora meglio nella foresta impenetrabile che a volte noi stessi siamo, e succede anche da piccoli. Allora ci avventuriamo con qualcuno nel bosco, qualcuno che ci prende per mano e non \u00e8 migliore di noi perch\u00e9 semplicemente ci prende per mano, o perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 vecchio o ha visto pi\u00f9 cose nel mondo. Ci prende per mano perch\u00e9 ha voglia di camminare con noi, perch\u00e9 in quel gesto \u00e8 contenuta la <em>promessa di un cammino e di impegno da dividere insieme<\/em> (una letterale <em>comunione<\/em> direbbe qualcuno), ma perch\u00e9 anche lui o lei ha il suo bel mazzo inguastito da sfogliare, perch\u00e9 ogni passo fatto insieme \u00e8 un modo di tradurre e tradursi al di fuori di s\u00e9, e nel legame (o nel nodo) che si crea, donare al mondo di fuori una piccola parte del proprio mondo, di quello che siamo e di quello che amiamo.<\/p>\n<p>Camminare nel bosco \u00e8 sempre salutare: ci sono le radici che dal profondo della terra scandiscono un ritmo e fanno eco ai nostri passi, ci sono le foglie che aiutano a respirare, che sono esse stesse un respiro e un soffio vitale: sulle foglie non a caso la Sibilla a Cuma scriveva i suoi oracoli, e questi, che contenevano il destino degli uomini, viaggiavano nel vento fino a quando qualcuno li prendeva in mano (o forse li prendeva per mano) afferrando cos\u00ec il filo del suo destino, forse anche del senso della propria vita. Camminare e vivere la Scuola come un Cammino mi pare sia proprio questo: donare un senso, una direzione possibile, un orientamento a chi prendiamo per mano. E sperare che anche chi accompagniamo possa fare lo stesso con noi, perch\u00e9 senza reciprocit\u00e0, senza dialogo non esiste scuola e forse non esiste neppure un cammino (nella tradizione del pensiero ebraico ad esempio ogni camminatore cammina sempre con qualcuno, e quando crede di essere solo c\u2019\u00e8 sempre Elohim al suo fianco).<\/p>\n<p>Ma nel bosco a volte scopriamo anche sentieri che si interrompono.\u00a0 Spesso non \u00e8 prevedibile, il luogo dove veniamo a trovarci non corrisponde a nessuna mappa e quella fine \u00e8 l\u00ec davanti a noi, in modo inatteso. Ci si presenta allora davanti il fitto del bosco, l\u2019oscurit\u00e0 che pare cancellare ogni traccia, ogni filo, ogni esercizio possibile di traduzione, di narrazione. A questo punto possiamo fare solo due cose (o forse tre): possiamo affrontare il buio davanti a noi, possiamo tornare indietro. O possiamo aspettare, e sostare sul sentiero in attesa di una luce, o di qualcun altro a cui chiedere consiglio. Non credo ci sia una scelta migliore delle altre: c\u2019\u00e8 un problema \u00e8 vero, ma abbiamo almeno tre soluzioni. Non sappiamo dove ci porta ciascuna e camminare \u00e8 anche assumersi il rischio di un passo aldil\u00e0, nella ferma convinzione che come alla notte succede il giorno, cos\u00ec ogni \u201combra \u00e8 una ferita di sole\u201d (per dirla un po\u2019 come in un verso splendido di quel grande poeta che era Melchiorre Pietranera), a ogni oscurit\u00e0 corrisponde una luce lontana, a ogni <em>sentiero interrotto<\/em> nel bosco la sua <em>radura<\/em>, che in tedesco si dice poi <em>Lichtung<\/em> ed \u00e8 infatti quel luogo (anch\u2019esso spesso inatteso) dove nel fitto del bosco improvvisamente entra la luce, il posto dove il cuore della Terra risuona nella melodia del Cielo.<\/p>\n<p>Mi piace pensare che un posto cos\u00ec sia anche la scuola, anzi che lo diventi alla fine (sempre provvisoria) del viaggio, alla fine di un anno di sentieri nel bosco e mazzi (o matti) inguastiti: il Cuore di una terra che suona la Melodia sconfinata del cielo.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>(Emanuele Ferrari\u00a0 &#8211; Assessore alla Scuola Comune di Castelnovo Monti, e \u201cmatto inguastito\u201d)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima cosa che ci tengo a dire \u00e8 che sono ancora qui. 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