{"id":23346,"date":"2021-09-10T14:06:57","date_gmt":"2021-09-10T12:06:57","guid":{"rendered":"https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/?p=23346"},"modified":"2021-09-10T14:06:57","modified_gmt":"2021-09-10T12:06:57","slug":"un-nuovo-messaggio-in-bottiglia-dellassessore-emanuele-ferrari-per-lavvio-dellanno-scolastico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archiviofficina48.it\/castelnovonemonti\/2021\/09\/10\/un-nuovo-messaggio-in-bottiglia-dellassessore-emanuele-ferrari-per-lavvio-dellanno-scolastico\/","title":{"rendered":"Un nuovo &#8220;messaggio in bottiglia&#8221; dell&#8217;Assessore Emanuele Ferrari per l&#8217;avvio dell&#8217;anno scolastico"},"content":{"rendered":"<p><strong>Dalle mie parti.<\/strong><\/p>\n<p>Ottavo messaggio in bottiglia per iniziare la scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Leggere fu ci\u00f2 che insensibilmente prese il posto dei giochi che facevo da solo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>(Roberto Calasso)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\n<p>Dalle mie parti, ma forse anche dalle vostre, c\u2019\u00e8 ancora gente che si alza presto, quasi tutte le mattine.<\/p>\n<p>Quelli che si alzano presto, dalle mie parti spesso fanno una cosa, la prima del mattino: escono per andare al forno a prendere il pane.<\/p>\n<p>Dalle mie parti, pu\u00f2 darsi anche dalle vostre, si usa uno strano giro di parole per dire quella cosa che si fa per prima, quando ci si alza presto. Non si dice semplicemente \u201cvado a prendere il pane\u201d, ma la frase giusta, che gira e suona meglio, con un senso forse pi\u00f9 compiuto (se non completo), \u00e8 questa: \u201carrivo a prendere il pane.\u201d<\/p>\n<p>Gi\u00e0 perch\u00e9 se uno ci pensa bene \u00e8 proprio cos\u00ec, per prendere il pane serve arrivarci. O meglio bisogna arrivare, fare un cammino, dei passi. Il pane non si prende cos\u00ec, su due piedi. I piedi bisogna muoverli, farli andare, farli arrivare dove il pane si trova, ci aspetta. Arrivo a prendere il pane \u00e8 una dichiarazione d\u2019intenti, qualcuno la potrebbe anche considerare una sgrammaticatura, uno strafalcione.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 cos\u00ec. Dice davvero che cosa \u00e8 il pane e come si fa a prenderlo, dice che al pane ci si arriva, che un cammino serve sempre, un punto di partenza e uno di arrivo, se si vuole davvero prendere una cosa come il pane, toccarla con mano, portarla alla bocca, nutrirsene.<\/p>\n<p>Se si vuole che quella cosa l\u00ec sia davvero il pane che cerchiamo.<\/p>\n<p>Poi dalle mie parti succede un\u2019altra cosa, ma spero anche dalle vostre.<\/p>\n<p>Che quando uno arriva a prendere il pane c\u2019\u00e8 una ragazza giovane che ti saluta, sta dietro il banco con un grande sorriso e la prima cosa che ti chiede non \u00e8 cosa vuoi, ma come stai.<\/p>\n<p>Ecco \u00e8 una roba un po\u2019 paradossale, se uno si ferma a pensarci (perch\u00e9 a volte per pensare non c\u2019\u00e8 altro da fare, bisogna fermarsi): tu arrivi a prendere il pane, magari anche un po\u2019 trafelato, dentro la fretta del mattino, e c\u2019\u00e8 una persona che ti sorride e chiede come stai.<\/p>\n<p>Arrivare per stare.<\/p>\n<p>E a quel punto uno pu\u00f2 dire una frase qualsiasi e poi chiedere il pane desiderato, oppure pu\u00f2 scegliere di dire come sta, dove si trova e come ci si trova, se \u00e8 possibile trovarsi. Davvero il posto conta relativamente, \u00e8 lo stare in un certo modo che fa la differenza, e poterlo raccontare (a qualcuno che te lo chiede per giunta), farne un filo che passa da me all\u2019altro. Pu\u00f2 essere una giovane ragazza che non conosci, \u00a0sorride nel mattino e quando gli hai detto davvero come stai, poi ti serve il pane. E tu restando fermo, forse anche un filo confessandoti a lei (quasi non la conosci), ti trovi per un attimo, e vivi l\u2019attimo in cui ti trovi.<\/p>\n<p>Arrivi solo cos\u00ec dove desideravi di arrivare, fin dal primo mattino.<\/p>\n<p>Arrivi a prendere il pane ecco.<\/p>\n<p>Arrivare a prendere il pane \u00e8 stare in un certo modo. Stare in una cosa che si chiama incontro. Che \u00e8 una strana parola se uno la guarda bene: c\u2019\u00e8 dentro la parola \u201ccontro\u201d, come a segnalare un\u2019avversit\u00e0, qualcosa di duro dove uno finisce per andare a sbattere. Ma prima c\u2019\u00e8 quella premessa, \u201cin\u201d, che ribalta completamente il significato dell\u2019essere contro: dove ti appariva un muro si apre uno spazio, un posto dove puoi stare tu, accanto all\u2019altro, e iniziare un dialogo, o meglio un discorso (a questo punto qualcuno potrebbe dire che davvero \u201cda quando ho imparato a camminare mi piace correre\u201d, ma passiamo oltre).<\/p>\n<p>Cos\u00ec dalle mie parti la scuola si fa e si vive alzandosi presto al mattino, per alcuni molto presto. A scuola bisogna poi arrivarci, innanzitutto. E fare un cammino, fare un bel po\u2019 di strada. E quando ci sei a scuola, per arrivare a prendere il pane, portarlo alla bocca e nutrirsi, credo che l\u2019unica cosa da fare sia mettersi totalmente e \u201cinsensibilmente\u201d(come un gesto naturale, come respirare), nella dimensione dell\u2019incontro, di quel luogo che fa spazio, e rovescia le avversit\u00e0 in quelle che Montale chiamava occasioni, uno squarcio nel tessuto opaco del mondo, dove un senso si apre, si schiude, non solo per me, per noi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u00ec per quest\u2019anno nella bottiglia vorrei poteste trovare (forse anche arrivare), questo tipo di pane, chiamiamolo il pane dell\u2019incontro, di cui la scuola si nutre. Che non \u00e8 soltanto incontrare qualcuno, ma incontrarsi in qualcuno, comprendere che siamo parte, che ci apparteniamo, comprendere \u201cinsensibilmente\u201d (cio\u00e8 quasi senza accorgersi, in modo naturale, come mettere un passo in fila all\u2019altro), che sono finiti i giochi che facevamo da soli, perch\u00e9 adesso iniziamo a leggere, che \u00e8 un gesto che si declina al plurale. Aprire e sfogliare il libro del mondo, dove possiamo trovare noi stessi, o anche dove possiamo trovare noi e basta, diventare un noi.<\/p>\n<p>E iniziare a tessere un discorso, attraversare le parole e vedere cosa possono fare in concreto (se ci sono cresciute dentro e le buttiamo fuori, le esprimiamo, perch\u00e9 premono e ci premono, e vogliono uscire e incontrare a loro volta, completarsi), come cio\u00e8 possiamo arrivare a prendere il pane. O dell\u2019altro. Perch\u00e9 dell\u2019altro c\u2019\u00e8 sempre, sempre ne resta. E non di solo pane, diceva ancora qualcuno.<\/p>\n<p>Leggere allora non ha a che fare solo coi libri. Leggere \u00e8 leggersi.<\/p>\n<p>Ma anche trovare qualcuno, magari uno con gli occhi che sono candele sul mare di notte, che ti legge. Che ci legge. E leggendoci dice in parte chi siamo, e in parte cosa ci possiamo fare qui.<\/p>\n<p>Qualcuno cos\u00ec ci prende per mano.<br \/>\nNel pane di ogni mattino.<br \/>\nNon solo dalle mie parti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(Emanuele Ferrari,<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Vice sindaco, assessore alla Scuola,<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Comune di Castelnovo Monti).<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalle mie parti. Ottavo messaggio in bottiglia per iniziare la scuola. Leggere fu ci\u00f2 che insensibilmente prese il posto dei giochi che facevo da solo. 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